Archivio Categoria: approfondimenti

Set 26 2017

UN CUORE CHE ASCOLTA
Comunità cristiane in ascolto dei giovani
Vescovo di Bergamo Francesco Beschi

Un cuore che ascolta Comunità cristiane in ascolto dei giovani di Francesco Beschi Vescovo di Bergamo

La lettera pastorale del vescovo Francesco UN CUORE CHE ASCOLTA è disponibile in libreria.

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Giu 30 2017

Letture per la ripresa dell’anno pastorale…

suggeriamo alcuni testi utili per accostarsi al nuovo anno pastorale

La riforma e le riforme nella Chiesa
A. Spadaro e C.M.Galli
ed Queriniana
BTC 177

Tutti moriamo troppo giovani
A.Matteo
Ed. Rubettino

Esperienze pastorali
Lorenzo Milani
ed. Fiorentina

Lettera sulla parrocchia
Primo Mazzolari
ed. EDB

Il Vangelo nelle periferie
Giuseppe Savagnone
ed. EDB

L’agire della Chiesa
Giovanni Villata
ed. EDB

La parrocchia innovativa
G. Villata e T. Ciampolini
ed. EDB

La condizione giovanile in Italia
Rapporto giovani 2017
ed. il Mulino

sul nostro sito è possibile trovare il suggerimento e le recensioni di altri testi.

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Mag 04 2017

Lettera di don Giambattista Boffi per Buona Stampa

Carissimo confratello,

permettimi di rubarti un po’ di tempo per condividere una comunicazione.

Da alcuni giorni la libreria “Buona stampa” di proprietà de “La Semente”, ramo d’azienda della Sesaab, ha chiuso e si è attuato un passaggio di proprietà che ha riconfigurato questa storica realtà come espressione commerciale della Fondazione Bernareggi. Affidato a un Comitato di gestione il negozio viene riaperto in questi giorni con l’insegna: “Qualcosa in più. Libreria Buona stampa”.

Rimane da subito il vissuto della libreria con particolare attenzione all’editoria teologica e religiosa, insieme alla narrativa, alla saggistica e ad altre attenzioni editoriali; a questo si affiancherà nel tempo, per giungere a pieno regime con il prossimo settembre, una ricchezza di artigianato tessile e di altra natura e di oggettistica religiosa. Attenzione particolare agli abiti liturgici attraverso la ricca collezione del Telaio della missione-onlus e il confezionamento di bomboniere per diverse celebrazioni significative.
La disponibilità e il coinvolgimento di cooperative del territorio e oltre permetterà di offrire una disponibilità di prodotti di diversa natura e scelta favorendone la conoscenza e sostenibilità.
L’obiettivo è quello di creare un luogo che non sia solo commerciale, ma diventi proposta culturale e solidale sul territorio attraverso iniziative formative e di coinvolgimento a beneficio dell’azione pastorale.

La nuova realtà si caratterizza per la gestione affidata prevalentemente a volontari e per la destinazione degli utili annuali a progetti di carattere missionario e di carità rispetto alla fragilità in Diocesi. Il contenimento delle spese di gestione dovrebbe favorire tutto questo.

Ti chiedo di aiutarci a far conoscere e sostenere questo impegno e magari anche qualche suggerimento per migliorare la proposta stessa in attesa che tu possa visitare il negozio.

Sono a disposizione per ulteriori informazioni. Grazie
Buon lavoro.

don Giambattista Boffi
responsabile “Qualcosa in più”

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Apr 28 2017

Editoria e librerie cattoliche, un nuovo inizio

Papa Francesco, nella Evangelii Gaudium, richiama più volte il tema della comunicazione. “Il bene tende sempre a comunicarsi”, scrive al n. 9; e al n. 264 si legge: “Siamo depositari di un bene che umanizza, che aiuta a condurre una vita nuova. Non c’è niente di meglio da trasmettere agli altri”. Sì, perché il cristianesimo si trasmette per attrazione, ma se non lo comunichiamo… E al n. 14 della stessa  Evangelii Gaudium si trova scritto: “Tutti hanno il diritto di ricevere il Vangelo. I cristiani hanno il dovere di annunciarlo senza escludere nessuno, non come chi impone un nuovo obbligo, bensì come chi condivide una gioia, segnala un orizzonte bello, offre un banchetto desiderabile”.

Oggi una delle modalità di trasmissione e di annuncio è il libro. Nella crisi attuale dell’editoria, la diffusione del libro sul mercato religioso presenta una sua specifica difficoltà.

Nei primi del Novecento, l’attività editoriale e i punti di forza dell’editoria religiosa erano i catechismi e i “compendi” della dottrina cristiana, che avevano una larga penetrazione popolare perché raggiungevano un gran numero di parrocchie, scuole e famiglie. Nessuna parrocchia o realtà ecclesiale poteva fare a meno di acquistare i testi base della catechesi per svolgere, oltre al compito educativo religioso, anche quello di un percorso di educazione civica e sociale. Ciò rendeva possibile la connessione tra i principi e le virtù cristiane, che si apprendevano con la formazione catechistica, e i comportamenti morali e pratici cui doveva ispirarsi la condotta di un buon cittadino.

Altro punto di forza del settore religioso era l’area biblica: moltissime erano le edizioni del testo biblico completo, con un proliferare di antologie, commenti e testi omiletici, per favorire la conoscenza e lo studio del testo sacro presso le comunità cristiane, i gruppi e le associazioni. A seguire, i libri di spiritualità, preghiere, pratiche di pietà, meditazione, ascesi, per aiutare il credente nel suo cammino verso l’amore di Cristo e nella testimonianza della fede. Basti pensare ai vari libri dedicati all’eucaristia, al santo Rosario, alla tredicina, alla pietà mariana. Nei primi decenni del Novecento tutto questo era in auge e tutti facevano riferimento a questi testi per le proprie preghiere, personali e comunitarie. Di conseguenza, le case editrice e le librerie pubblicavano a getto continuo e vendevano senza un minimo di preoccupazioni pubblicitarie e di promozione: tutto era molto scontato e al tempo stesso usuale.

Ma già da allora, lo sguardo era proiettato verso nuovi lidi, e nuove frontiere prospettavano la nascita dell’editoria cattolica moderna, per far fronte all’entità dell’offerta e alle nuove dimensioni del mercato. Si è così potuto assistere, anno dopo anno, ad un proliferare di librerie cattoliche e di case editrici che pubblicavano libri a sfondo religioso, in maniera prevalente od occasionale. In effetti, rispetto a 15/20 anni fa, oggi il loro numero è triplicato: secondo i dati in mio possesso sono più di 1.000. Inoltre, la produzione religiosa è oggi al secondo posto della produzione libraria: in un anno vengono pubblicati tra i 4.000 e i 5.000 titoli come novità, e questo dato mostra che il settore religioso ha un forte impatto sia dal punto di vista dell’interesse che da quello commerciale.

Questo proliferare pone però dei problemi alle librerie cattoliche, che vedendosi presentare mensilmente molte novità, diventano selettive nella scelta dell’acquisto del libro proprio perché, se anche la sovrabbondanza di novità non è in sé eccessiva, lo diventa in rapporto alla clientela sempre meno presente nelle nostre librerie e sempre più presente nei siti di acquisto on line.

Molta produzione è poi, per lo più, ripetitiva e omologata presso molti editori cattolici. Inoltre, il lettore è sempre più incerto e disorientato nella scelta delle proprie letture. Ed ecco qui, allora, il servizio prezioso che un libraio può fare nell’aiutare a scegliere le letture più rispondenti ai bisogni di ciascuno. Purtroppo, e dobbiamo dirlo, questa produzione esagerata è anche frazionata, cede inevitabilmente alle mode del momento, e corre il pericolo di essere banalizzata.

Oggi le librerie cattoliche devono fare i conti con queste difficoltà per poter far fronte ad un fatturato che aiuti il mantenimento delle stesse. Ecco perché, attraverso un piccolo rinnovamento della nostra libreria “Buona Stampa” – “Qualcosa in Più” -, vogliamo dar vita ad un nuovo inizio. Del resto, la stessa pastorale ha posto in essere nuove priorità alle quali devono adeguarsi anche gli strumenti, le prospettive e i contenuti dell’editoria.

La transizione culturale, sociale e tecnologica è troppo forte nel suo cambiamento, ed è per questo che anche l’editoria cattolica e le sue librerie non possono più rimanere immobili e uguali a se stesse. Il calo delle vendite, la crisi economica e culturale, i dati Istat, secondo i quali il 60% degli italiani non legge un libro, impongono un nuovo inizio, una svolta, perché oltre alla competenza e alle singole idee è necessaria una visione complessiva nuova, che cerchi in qualche modo di prevedere i fenomeni, i problemi, e sia quindi capace di trovare le soluzioni più idonee per affrontarli in modo adeguato. Cosi si cercherà di fare presso la nostra storica libreria della “Buona Stampa”, ora denominata “Qualcosa in Più”.

Se l’editoria religiosa è stata per lunghi anni una realtà lontana, sconosciuta ai più. Lo è stata, sia perché la si considerava un’isola nel più vasto arcipelago dei libri, sia soprattutto perché le stesse case editrici cattoliche non facevano molto (anche a livello di diffusione dei loro dati di vendita) per farsi conoscere. Adesso le cose stanno cambiando  se è vero che  le gravi difficoltà delle librerie religiose sono all’ordine del giorno è altrettanto vero l’editoria religiosa ha  ancora una sua forza nonostante tutto, non c’è naturalmente da esaltarsi, ma è già un miracolo che si compie giorno per giorno, ecco allora l’importanza del sostenere la libreria e la sua ragion d’esserci all’interno della nostra città. Poche sono le persone che  leggono con una certa regolarità, mancando la consapevolezza (peraltro ancora poco sollecitata e sostenuta dalla pastorale) dell’importanza della lettura abituale di libri per la formazione religiosa e per l’arricchimento culturale. Pochi si preoccupano di affrontare le questioni in termini culturali e di appartenenza, non semplicemente sull’onda di un’attualità episodica o di ricorrenti clamori mediatici. È vero che ogni tanto gli eventi ecclesiali di maggior rilievo danno una scossa e smuovono le acque, convogliando interessi per i temi del momento, e succede in modo particolare con i Sinodi a tema, gli anni con un tema specifico vedi anno giubilare della misericordia.

Ma sono bagliori momentanei, che servono ad alimentare le vendite del momento nelle librerie a far riprendere fiato in una fase di stanca, ma non sono sufficienti a dare stabilità al mercato, che deve invece trovare durevolmente altrove i propri spazi vitali.

Comunque, è giusto anche riconoscere che qualche passo in avanti è stato fatto, la libreria Qualcosa in più vuol stare al passo con tempi e vivere il suo tempo nell’attesa attiva e non passiva di tempi e prospettive migliori, questa è la sfida che si è data, con l’aiuto dei cattolici consapevoli che : “La cultura è ciò per cui l’uomo in quanto uomo diventa più uomo, «è» di più, accede di più all’«essere». È qui anche che si fonda la distinzione capitale fra ciò che l’uomo è e ciò che egli ha, fra l’essere e l’avere. La cultura si situa sempre in relazione essenziale e necessaria a ciò che è l’uomo, mentre la sua relazione a ciò che egli ha, al suo «avere», è non soltanto secondaria, ma del tutto relativa. Tutto l’«avere» dell’uomo non è importante per la cultura, non è un fattore creatore della cultura se non nella misura in cui l’uomo, con la mediazione del suo «avere», può nello stesso tempo «essere» più pienamente come uomo in tutte le dimensioni della sua esistenza, in tutto ciò che caratterizza la sua umanità”

DISCORSO DI GIOVANNI PAOLO II ALL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE Parigi 2 giugno 1980

don Roberto Donadoni
membro comitato di gestione della libreria

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Apr 28 2017

Il 50esimo della morte di don PRIMO MAZZOLARI.
Papa Francesco a Bozzolo il 20 giugno.

“La tromba dello Spirito Santo”: così lo definì papa Giovanni XXIII.

Il prete che ha gustato fare il prete fino in fondo, che ha affidato al ministero tutta la sua libertà immedesimandosi sempre di più nel Vangelo e nella comunità, che ha segnato profeticamente una strada di umanità e vita. Don Primo Mazzolari ci ha consegnato un tesoro prezioso di riflessioni, suggestioni, provocazioni, suggerimenti. Oggi sono libri che parlano ancora con intensità e credibilità.

Li trovi da noi e possono essere preziosi nel discernimento pastorale in atto nella nostra Diocesi.

Pubblichiamo un assaggio con il testamento di don Primo:

Oggi, 4 agosto 1954, undicesimo anniversario della morte dl mio padre, nel nome del Signore e sotto lo sguardo della Madonna, che non può non aver pietà di questo suo povero sacerdote che si prepara al distacco supremo, faccio testamento.

Non possiedo niente. La roba non mi ha fatto gola e tanto meno occupato.

Non ho risparmi, se non quel poco che potrà si e no bastare alle spese del funerali che desidero semplicissimi, secondo il mio gusto e l’abitudine della mia casa e della mia Chiesa.

Le poche suppellettili, che sono poi quelle dei miei vecchi, appartengono alla mia sorella Giuseppina, che le ha conservate usabili e ospitali con la sua instancabile operosità e intelligente economia.

Alle mie sorelle Colombina e Pierina, che avrebbero fatto altrettanto, se non avessero avuto diversa chiamata; ai miei nipoti Michele, Enrico, Gino, Mariuccia, Giuseppina, Graziella l’impegno di custodire e continuare, più che la memoria del fratello e dello zio sacerdote, la tradizione cristiana delle nostre case, cui mi sono sempre affidato e che nelle molte difficoltà fu per me una grazia naturale.

Non ho niente e sono contento di non aver niente da darvi. Lo scrivo anche per vostra compiacenza per quella certezza che abbiamo in comune, che dove il vincolo dell’affetto è soltanto spirituale, sfida il tempo e si ritrova con diritto di misericordia al cospetto di Dio.

Intorno al mio Altare come intorno alla mia casa e al mio lavoro non ci fu mai “suon di denaro”: il poco che è passato nelle mie mani – avrebbe potuto essere molto se ci avessi fatto caso – è andato dove doveva andare. Se potessi avere un rammarico su questo punto, riguarderebbe i miei poveri e le opere della parrocchia che avrei potuto aiutare largamente: ma siccome ovunque ci sono poveri e tutti i poveri sono del Signore, sono certo che Egli avrà cura anche della mia sorella Giuseppina, che, dopo una vita spesa in un modo mirabile per me e per la Chiesa, è come un uccello su di un ramo.

Se non avessi una fiducia illimitata nella sua bella generosità; se non conoscessi le meravigliose risorse della sua intelligente operosità; se non sapessi l’affetto che le portano le mie sorelle e miei nipoti, non riuscirei a perdonarmi tanta imprevidenza.

Chiudo la mia giornata come credo di averla vissuta in piena comunione di fede e di obbedienza alla chiesa e in sincera e affettuosa devozione verso il Papa e il Vescovo.

So di averla amata e servita con fedeltà e disinteresse completo.

Richiamato e ammonito per atteggiamenti o opinioni non concernenti la dottrina, ottemperai con pronto ossequio. Se il mio franco parlare in problemi di libera discussione può aver dato scandalo; se la mia maniera di obbedire non è parsa abbastanza disciplinata, ne chiedo umilmente perdono, come chiedo perdono ai miei superiori di averli involontariamente contristati e li ringrazio d’aver riconosciuto in ogni circostanza la rettitudine delle intenzioni.

Nei tempi difficili in cui ebbi la ventura di vivere, un’appassionata ricerca sui metodi dell’apostolato è sempre una testimonianza d’amore, anche quando le esperienze non entrano nell’ordine prudenziale e pare non convengano agli interessi immediati della Chiesa. Sono malcontento di avere fatto involontariamente soffrire, non lo sono d’aver sofferto.

Sulle prime ne provai una punta d’amarezza: poi, nell’obbedienza trovai la pace, e ora mi pare di potere ancora una volta, prima di morire, baciare le mani che mi hanno duramente e salutarmente colpito.

Adesso vedo che ogni vicenda lieta o triste della mia travagliatissima esistenza, sta per trovare nella divina Misericordia la sua giustificazione anche temporale.

Dopo la Messa, il dono più grande: la Parrocchia. Un lavoro forse non congeniale alla mia indole e alle mie naturali attitudini e che divenne invece la vera ragione del mio ministero, la buona agonia e la ricompensa “magna nimis” di esso.

Non finirò mai di ringraziare il Signore e miei figliuoli di Cicognara e di Bozzolo, i quali certamente non sono tenuti ad avere sentimenti eguali verso il loro vecchio parroco.

Nel rivedere il mio stare con essi, benché mi conforti la certezza di averli sempre e tutti amati come e più della mia famiglia, sul punto di lasciarli mi vengono davanti i miei innumerevoli torti. Benché non abbia mai guardato con desiderio al di là della mia parrocchia, né stimato più onorevole altro ufficio, non tutta e non sempre è stata limpida e completa la mia donazione verso i miei parrocchiani.

Lo stesso amore mi ha reso a volte violento e straripante. Qualcuno può aver pensato che la predilezione dei poveri e dei lontani mi abbia angustiato nei riguardi degli altri: che certe decise prese di posizione in campi non strettamente pastorali mi abbiano chiusa la porta presso coloro che per qualsiasi motivo non sopportano interventi del genere. Nessuno però dei miei figlioli ha chiuso il cuore al suo parroco, che si è visto fatto segno di contraddittorie accuse, sol perché ci teneva a distinguere la salvezza dell’uomo e le sue istanze anche quelle umane, da ideologie che di volta in volta gli vengono imprestate da quei movimenti che spesso lo mobilitano controvoglia.

Ho inteso rimanere in ogni circostanza sacerdote e padre di tutti i miei parrocchiani: se non ci riuscii, non fu per mancanza di cuore, ma per le naturali difficoltà di farlo capire in tempi iracondi e faziosi.

Se non mi sono unicamente dedicato al lavoro parrocchiale, se ho lavorato anche fuori, il Signore sa che non sono uscito per cercare rinomanza, ma per esaurire una vocazione, che, pur trovando nella parrocchia la sua più buona fatica, non avrebbe potuto chiudersi in essa.

Del resto, le pene d’ogni genere che mi sono guadagnato scrivendo e parlando, valgano presso i miei figliuoli a farmi perdonare una trascuratezza che mai non esistette nell’intenzione e nell’animo del loro parroco.

Il tornare a Bozzolo fu sempre per me tornare a casa e il rimanervi una gioia così affettuosa e ilare che l’andarmene per sempre l’avverto già come il pedaggio più costoso.

Eppure, viene l’ora e, se non ho la forza di desiderarla, è tanta la stanchezza che il pensiero d’andare a riposare nella misericordia di Dio, mi fa quasi dimentico della sua giustizia, che verrà placata dalla preghiera di coloro che mi vogliono bene.

Di là sono atteso: c’è il Grande Padre Celeste e il mio piccolo padre contadino. La Madonna e la mia mamma. Gesù morto per me sul Calvario e Peppino morto per me sul Sabotino. I santi, i miei parenti, i miei soldati, i miei parrocchiani. I miei amici tanti e carissimi. Verso questa grande Casa dell’Eterno, che non conosce assenti, m’avvio confortato dal perdono di tutti, che torno a invocare ai piedi di quell’Altare che ho salito tante e tante volte con povertà sconfinata, sperando che nell’ultima Messa il Sacerdote Eterno, dopo avermi fatto posto sulla sua Croce, mi serri fra le sue braccia dicendo anche a me: “entra anche tu nella Pace del tuo Signore”.

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