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Dic 07 2017

Presentazione “Cristo Nella Radicalità Delle Beatitudini”

Cristo nella Radicalita delle Beatitudini

Bella è stata l’intuizione di porre a conclusione l’omelia riportata nel libretto, in cui Mons. Amadei riassume il cuore delle beatitudini nella santità, a cui tutti sono chiamati in Cristo. Tale messaggio costitutiva, del resto, proprio l’inizio dell’introduzione:

Il messaggio di Cristo che costituisce il Vangelo per l’uomo, in cammino nella sua storia, è destinato ad incarnarsi nella storia della umanità. Questo processo della sua continua attualizzazione per divenire buona novella per il mondo alla ricerca della propria identità si sedimenta inevitabilmente nello spirito delle beatitudini.

L’individuazione di questo messaggio centrale passa attraverso la vita e la spiritualità proprie di Mons. Roberto. Questo libretto, allora, è da comprendere tenendo conto di alcune avvertenze che mi sembra bello ricavare sia dalla lettura del testo, sia dai ricordi personali che ho di lui.
In prima battuta va ricordato che il tratto spirituale profondo di Mons. Amadei è stato coltivato nella ricerca storica e spirituale della vita dei santi e della Chiesa. Questo volto interiore, che Amadei coltivava mettendosi volentieri a disposizione delle persone di vita consacrata e degli istituti secolari, non appariva evidente a chi lo conosceva e a chi si relazionava con lui prima della sua ordinazione episcopale.
Si sapeva che egli avesse simpatia per la vita consacrata, si comprendeva benissimo il suo particolare amore per i santi e per san Francesco in particolare, si vedeva bene che la sua ricerca storica, molto meticolosa e criticamente serrata, aveva come intento la ricerca del mistero di Dio nel
mondo e negli uomini. Solo dopo il suo ritorno a Bergamo come vescovo è subito apparso questo
volto riservato di Mons. Amadei, che, invece, era ben manifesto alle persone con cui più facilmente
condivideva il cammino spirituale.
In un certo senso, nella predicazione di questi esercizi spirituali a un istituto secolare, Amadei ha
dato il meglio di sé. Si percepisce che egli sta parlando a se stesso prima che alle sue ascoltatrici.
Il testo scorre fluente e quasi di getto. Sembra un riflesso di una contemplazione accorata e
serena. Di fatto, però, si notano molti elementi del “mestiere” di lettore attento e critico del vangelo.
I vari commenti risentono dell’impostazione esegetica di tipo linguistico e comparativo, così come
si esprime nei commentari che si ispirano alle concordanze bibliche. I testi preferiti sono i profeti, i
Salmi, i Sinottici, qui chiaramente Matteo e Luca per le beatitudini, Giovanni e Paolo. In prima
battuta Amadei inserisce le beatitudini nel contesto biblico per lasciarsi istruire criticamente sul
significato delle parole e delle espressioni. Ciò lascia intendere che il senso immediato e usuale
delle parole non corrisponde alla verità che il vangelo dischiude… E’ sempre necessario un
percorso di ascolto, di interpretazione e di spiritualità per giungere al Vangelo, perché il Vangelo
chiede la conversione del cuore e della vita.
Questo della conversione e della disciplina spirituale, che oggi papa Francesco ha rilanciato con
l’espressione “discernimento”, per superare la banalità dell’ovvietà e della distrazione, è la prima
grande attenzione di Mons. Amadei.
A questo si collega la centralità di Gesù Cristo come stile e luogo di vita evangelica e come
fondamento della vera umanità. Gesù è uomo giusto perché totalmente sottomesso al Padre e
completamente aperto alla verità delle cose e delle persone…
Questa centralità di Gesù si sviluppa nel pensiero spirituale di Mons. Amadei secondo due linee.
La prima è quella che guida il superamento delle contingenze storiche e culturali per attendere alle
dimensioni “trascendentali” e costanti nell’uomo. Si tratta delle linee che possiamo definire
spirituali e morali, quelle per cui ogni uomo è provocato dalla figura di Gesù in modo forte e
positivo verso il bene. Sono le linee sapienziali, universali e ideali per cui le beatitudini non sono
altro che la partecipazione alle “note” stesse o ai nomi stessi di Dio.
La seconda linea è quella, invece, della narrazione, ossia del racconto delle esperienze storiche
vissute che si presentano come figure promettenti di vita. In questa linea si può dire che in Amadei
lo studio della storia della Chiesa appare come luogo in cui evidenziare le costanti della vera
umanità in Cristo attraverso le concrete figure dei santi, che hanno interpretato il loro tempo e la
loro cultura in modo evangelico e stimolano noi a fare altrettanto nel nostro tempo.
Di qui si capisce bene la costante attenzione alla Bibbia e alla storia della salvezza come grande
racconto di Dio culminato in Cristo. La fede non è altro che accorgersi con stupore che la vicenda di
Gesù rende presente e compie il disegno eterno del Padre per l’umanità proprio perché lo attua e lo
lascia mistero.
La centralità di Cristo, fortemente delineata e ribadita anche nella figura dei testimoni del
Vangelo nella vita della Chiesa, non è però esplicitamente formulata nei suoi termini cristologici,
benché tale dimensione sia indicata da Amadei con l’affermazione escatologica, per cui il Regno di
Dio è tale perché è di Dio e non è dell’uomo.
Segno chiaro di questa dimensione escatologica non è l’approfondimento cristologico, ma quello
antropologico e storico, ossia proprio la sottolineatura della fragilità e del peccato che attraversano
ogni forma di vita umana e storica.
Da qui viene la chiara consapevolezza di evitare slanci utopici e di non confidare sulle nostre
forze. Occorre lasciare agire la potenza paziente e forte dello Spirito che ci riporta a Gesù Cristo.
Questo ascolto dello Spirito assume due linee in Amadei. La prima appare nella seria considerazione della forza del male nell’uomo e nella storia, a cui si pone rimedio solo con la piena fiducia in Gesù salvatore. La seconda è la scontentezza interiore e la ricerca incessante e continua di piacere a Dio. Così Amadei definisce la giustizia.
Appare qui un tratto forte di queste omelie, quello per cui Amadei non annuncia un facile
cammino di felicità. La beatitudine passa necessariamente attraverso la chiara e coraggiosa
constatazione del dramma della vita, della fragilità e del peccato. La beatitudine non consente sconti nel dramma. Anzi è vera se giunge alla consapevolezza che essa non è opera dell’uomo, ma solo di Dio. Solo incontrando Dio si raggiunge la beatitudine: bisogna essere affamati, poveri … di Dio per essere beati… Totalmente e veracemente dediti a Dio per essere veramente uomini.
Amadei mostra di sapere bene che non ci si può fidare degli uomini, neppure alla ricerca di Dio e
quindi la felicità non sarà mai conquista dell’uomo, ma solo dono di Dio che si mostra a chi sa
ascoltare lo Spirito che conduce a Gesù come Signore. Di qui scaturiscono le indicazioni spirituali e
morali, per cui occorre vivere il silenzio interiore e la ripresa spirituale di quanto accade alla luce
del vangelo. Occorre meditare interiormente la Parola di Dio ed essere docili a quanto Dio fa nella
storia, riletta alla luce dell’esperienza stessa di Gesù.

Ci sono poi altre indicazioni nel testo. La prima, affermata con grande forza, è la cura per la
minorità, ossia l’attenzione paziente ai fratelli e ai loro tempi, il fare spazio agli altri e prendersi
cura di loro. La dedizione agli uomini, soprattutto ai poveri e ai deboli non è solo, sull’esempio di
san Francesco, imitazione di Gesù, ma è vera sequela e condizione “facile” di coerenza evangelica.
La salvezza, infatti, non è teoria, né dottrina, ma carità sulle orme di Cristo, che si fece povero.
Le opere di misericordia sono in certo qual modo l’incarnazione di Gesù di Nazareth oggi che ci
aiutano a nascere ogni giorno da Dio.
La seconda è la gesuitica ricerca delle conseguenze e delle interiorizzazioni che cambiano la vita.
In genere verso la fine della predicazione Amadei chiedeva a sé e agli ascoltatori di verificare
sinceramente se quanto indicato da Gesù era atteso, capito e praticato. L’intento era quello di
suscitare una consapevolezza, promuovere un pentimento, stimolare un proposito.
La terza è l’Eucaristia, sempre al centro della spiritualità amadeiana. Nell’Eucaristia si incontra
Gesù e nell’Eucaristia si rende eucaristica la vita tutta. In essa nasce e cresce la comunità. Essa è
l’espressione massima della beatitudine.

Mons. Maurizio Gervasoni, vescovo di Vigevano

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