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Lug 16 2018

Consiglio a un prete che va in vacanza: leggiti un romanzo
Alberto Carrara

Libri per bambini e ragazzi

“Se un prete ti chiedesse un consiglio circa un libro da leggere durante le vacanze, cosa gli consiglieresti? E più in particolare se ti chiedesse di scegliere fra un libro di teologia e un romanzo, cosa gli consiglieresti”.

Un amico mi pone la domanda. Anche dal tono di voce si capisce che vuole provocarmi: vediamo un po’ che cosa rispondi…

E io rispondo senza la minima esitazione: gli consigliere un romanzo. Sorpresa da parte dell’amico.

L’eccessiva tendenza a moraleggiare

Gli devo spiegare. Consiglierei un romanzo non solo perché in vacanza è un po’ difficile leggere un libro di Sequeri o di Bertuletti (grandi teologi, peraltro) ma per un motivo che non ha a che fare con mari, monti e sole dell’estate. Bisogna partire un po’ da lontano.

I preti, mediamente, hanno una forte tendenza a moraleggiare. Sentono molto e parlano molto del che cosa non si deve fare e del che cosa, invece, è necessario fare.

Anche la Parola di Dio viene spesso citata per dare forza al dovere di fare o di non fare qualcosa. Il che comporta il vantaggio di far sentire la predica vicino alla vita.

Ma lo svantaggio di fornire delle ricette già confezionate più che dei motivi forti perché ognuno decida, in libertà, che cosa è bene fare o non fare.

Tra Vangelo e vita la distanza si accorcia. Mentre invece, è bene che quella distanza resti perché il Vangelo non è una ricetta.

È soprattutto una bella notizia (è il senso etimologico della parola “Vangelo”), un racconto, una storia.

Chi parla di Vangelo dovrebbe quindi soprattutto, a sua volta, raccontare, riprendere e inventare storie, alludere più che precettare.

Coltivare il gusto alternativo del narrare

Per questo è utile, per un prete che deve predicare, leggere romanzi. Non per farsi la raccolta di belle frasi da citare, ma per coltivare un gusto: il gusto del rilancio narrativo del suo messaggio.

Ti racconto e ti racconto qualcosa sul racconto. Poi tocca a te, ispirato dal racconto, lasciarti “prendere” dalla necessità di fare, in sintonia con quello che hai sentito raccontare.

A questo punto mi verrebbe voglia anche di citare qualche titolo. Ma non lo faccio: darei dei precetti su una cosa che dovrebbe precisamente evitare precetti.

Allora: liberi di scegliere, per essere liberi di raccontare e diventare grandi ispiratori di decisioni liberamente buone.

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